Come essere un bravo papà: i consigli dell’esperto

 

papàNegli ultimi anni il ruolo paterno ha subito una profonda trasformazione: il padre-padrone si è trasformato in un padre affettivo, che non può e non deve sostituire la madre, ma che deve trovare il suo spazio e la sua dimensione nel rapporto con il figlio.

Oggi i papà stanno affrontando un momento difficile, perché le trasformazioni sociali e familiari hanno messo in crisi l’autorità paterna. In passato, il padre aveva un ruolo ben definito nella famiglia tradizionale: nei primi anni del bambino era pressoché assente, perché lavorava, mentre alla madre era lasciato il compito dell’accudimento. Il padre aveva invece una funzione normativa, era la legge. Il padre entrava nella vita del figlio durante l’adolescenza, quando consegnava metaforicamente il bambino alla scuola o al mondo del lavoro per farlo uscire dalla famiglia.

Oggi invece il padre non è più padre e padrone, ma sta ricontrattando il proprio ruolo con la madre, alla ricerca di una maggiore ripartizione dei ruoli. Una delle più chiare rappresentazioni della crisi del ruolo paterno passa attraverso la tv: è Papà Pig, il padre di Peppa Pig. Non è un buon esempio: è spesso preso in giro, perché non sa fare quasi nulla, e la famiglia lo dimentica addirittura al pic nic. Paradossalmente, è meglio l’Orso di Masha, che è una sorta di papà adottivo. Sa fare le cose e cerca anche di prendersi il suo spazio nonostante le intemperanze di Masha.

In questo contesto, anche il ruolo della madre sta cambiando rispetto al modello tradizionale. Ma se la madre di oggi è riuscita meglio ad affrontare la trasformazione, per il padre è un passaggio più complesso. Ai nostri giorni, un padre può essere più affettivo e prepararsi a essere padre anche prima che nasca il figlio, ad esempio commuovendosi quando vede la prima ecografia. Adesso, si vedono più spesso i papà giocare con i loro bambini, cambiarli o accompagnarli in giro con il passeggino. Questa per gli uomini è una grande conquista a cui devono abituarsi.

Molti studi dicono che nelle prime fasi di vita del bambino è il padre che deve conquistarsi un posto, un luogo nella relazione con il figlio. Ma siccome è la madre quella che lo nutre e da cui il bambino dipende, è proprio lei che li deve avvicinare. Anche da questo dipenderà il rapporto che il papà potrà avere con il piccolo. Starà poi a lui accettare la sfida di crescerlo nel modo migliore.

La via migliore per il padre è quella di cercare di capire sempre i bisogni del figlio. I padri come le madri vedono nel figlio uno specchio narcisistico di sé, ma invece devono progressivamente allontanarsi da quell’immagine e capire che il loro bambino affronterà la vita a suo modo, non come hanno fatto loro quando erano piccoli. L’importante è rispettare e comprendere la diversità e capire che il modo di affrontare la crescita non può essere lo stesso, perché dipende dalla storia e dal carattere di ogni individuo.

Un altro modo per aiutare i figli è, molto semplicemente, quello di tenere sempre a mente che esistono e che hanno dei bisogni. In particolare, bisogna stare molto attenti quando ci sono dei conflitti coniugali. In caso di separazione, ma anche quando non si va più d’accordo con il proprio partner. In questi momenti, c’è la possibilità che la rabbia si ‘mangi’ un po’ la genitorialità facendo perdere di vista le necessità dei bambini.

Cominciate a essere padri anche durante la gravidanza, trascorrete tempo insieme, abbracciate e incoraggiate vostro figlio, eliminate la competizione e fate il “lavoro sporco” (colloqui con le maestre, visite dal pediatra). Ecco le regole d’oro di Steve Biddulph, terapista familiare con vent’anni di esperienza e best-seller venduti in mezzo mondo.

 

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